lunedì 27 giugno 2016

RECENSIONE #8 - Villa Metaphora, Andrea De Carlo



 
TITOLO: Villa Metaphora
AUTORE: Andrea De Carlo
CASA EDITRICE: Bompiani
PREZZO: 19,50€
TRAMA
Una piccola isola vulcanica ai margini estremi del Mediterraneo meridionale, Tari. Uno squisito resort di lusso arrampicato sulle rocce del versante disabitato dell’isola e raggiungibile solo via mare, Villa Metaphora. Pochi ospiti internazionali, ricchi e famosi, in cerca di qualche giorno di tregua dalle pressioni del mondo. Da queste premesse nasce una vicenda avventurosa, drammatica, ironica, sentimentale.

RECENSIONE


Werner, Giulio, Tiziana, Piero, Lara, Lynn Lou, Paolo, Brian, Simone, Brigitte, Gianluca, Lucia, Carmine, Ramiro, Federico, Amalia, Teresa, Matthias. 

No, non sono impazzita e no, non sto facendo l’appello.


DICIOTTO sono i personaggi principali racchiusi in questo libro; diciotto sono i nomi e  altrettante le storie.
E non ho contato i personaggi secondari che appaiono o vengono nominati soltanto.
Diciotto storie che si intrecciano e , in un certo senso, giustificano la mole del romanzo.
Diciotto storie narrate in maniera, oserei dire, alquanto discutibile. Ma tralasciamo un attimo questo particolare…
Come può uno scrittore dare il giusto peso ai personaggi del suo libro quando sono così tanti?  Chiaro come il sole che, se sto qui a contarli, significa che non c’è riuscito granché bene.
Sono tutti descritti in maniera superficiale, non ho trovato che accenni di cose successe o che devono accadere. Io voglio sapere qualcosa in più, diamine! Hai scritto novecento pagine circa parlando di tutto e di niente.
La storia è ambientata in un’isola inesistente del Mediterraneo; ogni capitolo (novantacinque, per essere precisi) è dedicato ad un personaggio diverso che ha, più o meno, a che fare con un resort di lusso dislocato alle pendici di un vulcano spento.
Se siete dei poliglotta allora non avrete problemi a leggerli; in caso contrario, Google traduttore alla mano e via andare, poiché il De Carlo ha aggiunto qua e là dei dialoghi usando la lingua originaria degli ospiti.
Sei molto divertente Andrea, ahahaha-NO.
Per non parlare dei capitoli riguardanti il ragazzo tuttofare nato e cresciuto nell’isola: all’inizio del libro lo scrittore, infatti, spiega che gli abitanti di questo bel (ATTENZIONE, EUFEMISMO!) luogo sperduto in mezzo al mare parlano una lingua tutta loro, un misto di latino, maltese, siciliano, portoghese, francese, inglese e spagnolo. Vi lascio immaginare! Una cura per l’insonnia o, nei casi peggiori, combustibile per chi soffre di nervosismo cronico.
Ma non è finita qua!
Precedentemente, avevo parlato di narrazione discutibile, vi ricordate? Ebbene, in alcuni capitoli pare vi siano intrappolati i cugini di Lizzie McGuire versione cartonata. C’è uno stile narrativo talmente confuso – passa dal parlare in prima al parlare in terza persona in poche righe – che, ad un certo punto, ti fermi e ti chiedi: “ma di chi diavolo sta parlando?”.
Come se non fosse abbastanza, De Carlo, ha aggiunto delle figure onomatopeiche al suo romanzo. Volete un esempio? No, non volete seriamente che io vi scriva qua una frase del libro che descriva il mio reclam-eccovi serviti:

“Poi di colpo, ma proprio così, da un istante all’altro, elicottero si gira per una folata di vento, e SKRAAAMMM, tocca con l’elica di coda una roccia, SKRAAAFRCRAAMMM, la ritocca, risale di poco ma la ritocca peggio ancora, FRRCRSBRASSKRAAAMMM fa volare polvere e schegge da tutte le parti, nere grigie metallo plastica, tutto sparato intorno da far paura.”

Cioè, boh, ho comprato un fumetto? Manco Paperino fa tutto ‘sta casino…
Un’altra caratteristica del libro è l’accanimento politico. Mon Dieu, ancora un po’, e lo scrittore si candidava come prossimo Presidente della Repubblica.
A me, sinceramente, tutto questo parlare di politica nei libri non piace. O meglio, mi sta bene un accenno ma non un comizio. Avessi avuto voglia di lamentele su istituzioni, corruzioni, malaffare avrei acceso la tv e guardato un talk show qualsiasi.
Tuttavia, questo mattoncino, qualche aspetto positivo lo ha:
1.       parla di cucina, non per niente, il cuoco spagnolo era uno dei miei preferiti;
2.       descrive la realtà in cui viviamo; De Carlo, infatti, non tralascia pregi e difetti dei personaggi, anzi li rende veri senza farli passare per figli illegittimi di Candy Candy;
3.       ogni  tanto succedeva qualcosa di insolito che smuoveva, per fortuna, la  sorte dei diciotto personaggi (immaginate che pacchia, se no!).
 Oddio, ma questo libro ha soltanto tre aspetti positivi! Grande Andrea, continua così!

In sintesi, avesse ridotto numero di personaggi, capitoli noiosi, frasi in lingua originale (sono italiana? sei italiano? Voglio leggere in italiano!) e, di conseguenza, anche pagine, avrei apprezzato a dovere anche questo suo libro.
Ricordo con piacere romanzi del De Carlo con 2-3 protagonisti: basti pensare a quello che in passato mi rubò il cuore, “Due di due”.
E sulla scia di questo innamoramento letterario che, mesi fa, comprai “Villa Metaphora”.
Ah, cosa fa fare l’amore…
Dovevo,  però,  capirlo da “Leielui” – ultimo suo romanzo da me letto - , che lo scrittore sta(va) subendo, a parer mio, un piccolo declino. Negli ultimi tempi sembra prediligere più la quantità che la qualità.
Non mi stupirei se lo trovassi, un giorno, con un righello in mano a misurarsi Dio solo sa cosa.

2 commenti:

  1. Oh, no. Mi dispiace, mi pare che ultimamente stai avendo solo avventure negative con la lettura! Fortuna te che segnali i libri illeggibili, sennò non lo fa quasi nessuno! :'c
    Comunque secondo me l'uso delle onomatopee nella scrittura non è sempre da condannare, dipende anche dal tono che si vuole dare alla scena! Spesso le usa anche Stephen King, per dire. <3

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    1. Eh, ma lui non è Stephen King. E poi, che io mi ricordi, non ha mai inserito figure onomatopeiche.

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